… mi sembra giungere l'eco indignato di Giovanni Catanzaro, comandante dei vigili urbani della capitale, licenziato in tronco questa mattina da superwalteromniveltroni.
Cos'avrà mai fatto il buon vigile per meritare una tale gogna mediatica? Ma niente … secondo Il Messaggero ha solamente usato un permesso per disabili, perso da un'anziana signora, per parcheggiare la sua autovettura personale in divieto di sosta con rimozione forzata in una strada nel centro di Roma per andare al ristorante.
Certo per un anglosassone, anche uno nato e cresciuto a Roma, mezzo italiano, uno che ha deciso di vivere a Roma, senza tanti giri di parole, questa sembra una vera figura di merda. Eppure - tanto per rimanere in tema - come da anni mi sento dire ci vuole una faccia come il culo: è stato presentato ricorso.
"Fessi" e "furbi" esistono in tutto il mondo: diverse lingue trasmettono diverse nuance e connotati, ma solo qui in Italia questi due termini assurgono a nuovo prototipo antropologico. Infatti, potremmo formulare la teoria: se non sei furbo, sei fesso.
L'Italia si divide tra fessi e furbi: pochi fessi, tanti furbi, in teoria. Ma è gia implicita la contraddizione in essere: per essere veramente furbi, la proporzione dovrebbe essere: tantissimi fessi, una manciata di furbi. Altrimenti su chi si rivalgono i furbi?
E' sempre il furbo ad essere lodato, anche se con invidia, dai fessi e soprattutto dagli altri. Se si sollevano, i fessi sono subito accusati d'isteria, d'esagerazione: c'è l'immediata, indignata levata di scudi dei furbi che sottolinea il clamore creato dal povero fesso che tenta di difendere la propria stazione.
Tutto ciò è il risultato della logica corrotta sviluppatasi nella società. Infatti, "il fesso" è un termine negativo usato per descrivere chi si attiene alla legalità e soprattutto alla civile convivenza, insomma chi rispetta le regole, mentre il termine "furbo" assume una connotazione positiva sebbene indichi la persona che sa piegare, e spesso spezzare, non solo le regole, ma anche le più basilari norme di buona educazione. Il furbo è il prodotto ultimo del machiavelliano fine che giustifica i mezzi, a scapito di chiunque.
Che tutto questo sia poi radicato in una società che storicamente ha sempre vissuto a metà tra gli intrighi diplomatici di corte e le beffe dei popolani allo straniero di turno, spesso nuovo governante, è un fatto antropologico, sociologico e storico snocciolato all'infinito, ma sul piano della convivenza civile non offre ne risposte, ne soluzioni.
Amleto sosteneva che c'era qualcosa di marcio in Danimarca, ma oggi a Roma si sente tutto il fetore della gangrena che ha impregnato, se non soprafatto, la nostra polis.
