Ci risiamo. Ormai è ossessionato, ossessionato da tutto ciò che non riflette la morale cattolica basata sulla vita nel mondo antico, sul controllo assoluto sognato dai peggiori totalitarismi, ossessionato dalla virtù democratica di ciò che egli chiama sprezzantemente "il relativismo etico".
E cosa propone di contrappore al "relativismo etico" l'uomo in vestaglietta? Quello che rappresenta forse la più grande frode perpetrata a danno dei propri fedeli, creduloni, attraverso la panzana bella e buona della "legge morale naturale," che sarebbe molto più corretto chiamare per quello che è: "legge morale vaticana".
Ma questa volta ha deciso di alzare il tiro l'anziano inquisitore, il papa che attraverso colte disquisizioni giunge alla conclusione che non esiste differenza tra Islam e terrorismo. Questa volta arriva ad annunciare il fallimento dell'Illuminismo, la base di tutto quello che di più positivo è stato creato dall'uomo (almeno per noi occidentali) dopo il laboratorio geniale dell'antico mondo greco.
E cosa si contrappone al libero pensiero, alla massima espressione dell'uomo? L'enciclica "Spe Salvi" ovvero "La speranza ci rende liberi". Non la giustizia, non l'azione e nemmeno il pensiero, ma la speranza. La solita vetusta promessa di una vita migliore in un mondo fantastico, ma cosa ci si può aspettare da chi dichiara che "L'unica vera novità della storia è Cristo".
Non lascia passa nemmeno una settimana, che in preda ad un altro raptus, se la prende con l'ONU, un'organizzazione sicuramente inefficiente, ma sempre meglio di niente e sicuramente meglio di quella teocrazia globale auspicata dal delirante ex inquisitore.
C'è un rifiuto, egli sostiene, a riconoscere la centralità della "legge morale naturale" e della difesa della "dignità dell'uomo". Dignità che, chiaramente, non va estesa a gay, islamici, donne ed a tutti quei scienziati che permettono, attraverso la loro ricerca, di creare, preservare e migliorare la vita.
L'uomo del Vaticano non dice mai sì, perché è assolutamente contrario a chiunque sia radicato in modo psicologicamente stabile e responsabile nell'unica società che esiste in questo momento, quella in cui viviamo. Sarà brutta, avrà tanti difetti, ma non ci sono alternative, a meno che non ci si voglia drogare di storielle di fantascienza, scritte per altro anche male.
Forse qualcuno potrebbe regalargli un libretto sullo zen, sull'arte di vivere nel presente, nel pieno rispetto di tutti e sull'arte del reciproco rispetto. Sarebbe un bel gesto, prima che la prossima enciclica inizi a somigliare alla sharia islamica o a diversi precetti del fondamentalismo giudaico.
E cosa propone di contrappore al "relativismo etico" l'uomo in vestaglietta? Quello che rappresenta forse la più grande frode perpetrata a danno dei propri fedeli, creduloni, attraverso la panzana bella e buona della "legge morale naturale," che sarebbe molto più corretto chiamare per quello che è: "legge morale vaticana".
Ma questa volta ha deciso di alzare il tiro l'anziano inquisitore, il papa che attraverso colte disquisizioni giunge alla conclusione che non esiste differenza tra Islam e terrorismo. Questa volta arriva ad annunciare il fallimento dell'Illuminismo, la base di tutto quello che di più positivo è stato creato dall'uomo (almeno per noi occidentali) dopo il laboratorio geniale dell'antico mondo greco.
E cosa si contrappone al libero pensiero, alla massima espressione dell'uomo? L'enciclica "Spe Salvi" ovvero "La speranza ci rende liberi". Non la giustizia, non l'azione e nemmeno il pensiero, ma la speranza. La solita vetusta promessa di una vita migliore in un mondo fantastico, ma cosa ci si può aspettare da chi dichiara che "L'unica vera novità della storia è Cristo".
Non lascia passa nemmeno una settimana, che in preda ad un altro raptus, se la prende con l'ONU, un'organizzazione sicuramente inefficiente, ma sempre meglio di niente e sicuramente meglio di quella teocrazia globale auspicata dal delirante ex inquisitore.
C'è un rifiuto, egli sostiene, a riconoscere la centralità della "legge morale naturale" e della difesa della "dignità dell'uomo". Dignità che, chiaramente, non va estesa a gay, islamici, donne ed a tutti quei scienziati che permettono, attraverso la loro ricerca, di creare, preservare e migliorare la vita.
L'uomo del Vaticano non dice mai sì, perché è assolutamente contrario a chiunque sia radicato in modo psicologicamente stabile e responsabile nell'unica società che esiste in questo momento, quella in cui viviamo. Sarà brutta, avrà tanti difetti, ma non ci sono alternative, a meno che non ci si voglia drogare di storielle di fantascienza, scritte per altro anche male.
Forse qualcuno potrebbe regalargli un libretto sullo zen, sull'arte di vivere nel presente, nel pieno rispetto di tutti e sull'arte del reciproco rispetto. Sarebbe un bel gesto, prima che la prossima enciclica inizi a somigliare alla sharia islamica o a diversi precetti del fondamentalismo giudaico.

1 commento:
la differenza del pastore tedesco
rispetto ad un ringhioso mullah
iraniano
è che il primo non ha ancora
lanciato una jihad contro l'occidente infedele,
non ancora,
appunto,
ma il desiderio viscerale
di vedere tra le fiamme dell'inferno
tutti coloro che non sia adattano al loro pensiero totalitario
è evidente.
p.s.
almeno il mullah non nasconde dietro un falso sorriso angelico
la sua prepotenza.
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